l’epoca degli architetti tristi: strumenti operativi per uscire dall’indifferenziato


tempo di lettura: n.d.
livello di preparazione richiesto: ★☆☆☆☆
livello di approfondimento offerto: ★★★★★

INCIPIT:

se un professionista oggi esercita l’attività di architetto, la prima cosa che deve sapere è che in Italia l’architetto non lo farà mai se non all’interno di una struttura di apparato tecnico che si asservisce della sua soggettività per conseguire gli scopi eletti dallo studio professionale o dalla realtà aziendale nella quale è iscritto. diversamente, svolgerà una mansione professionale ascrivibile propriamente al tecnico per l’edilizia in cui volgerà il suo acquisito magistero nella risoluzione di problematiche di azione tecnica-amministrativa circoscritte, per l’appunto, al mondo dell’edilizia – che non è architettura! – o, al più, sfaccendandosi in produzioni di mera finalità estetica imbellettando unità immobiliari con budget scarsissimi (e clienti rognosi) tuttavia raffinandosi nella declinazione di interior designer – ciò che un tempo si sarebbe definito arredatore – per oltrepassare la scarsità di non essere riuscito a svolgere la professione di architetto vero – ovvero di colui che smargina nella produzione di un agire razionale, esperendo forme dimensionali astruse caricate da un’eccedenza di significanti, lautamente corrisposte da un’illuminata Committenza al fine di soddisfare il proprio bisogno egoico di affermazione dell’identità, all’interno di un mondo tutto uguale che sgomita per esibire la sterilità della sua differenza.

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