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INCIPIT:
cosa impedisce ad un professionista o ad un imprenditore di raggiungere predeterminati risultati? una volta individuato l’obiettivo eletto a desiderio, cosa porta talune soggettività a raggiungerlo acquisendo i risultati meritati, mentre altre, all’opposto, a restarne ostaggi (metaforici) pur a fronte di impegni e sacrifici? cosa cerchiamo esattamente col raggiungimento dell’obiettivo? e soprattutto: posso creare nella mia vita un evento tale la cui portata abbia un impatto straordinario e imprevedibile? – ciò che comunemente definiamo un Evento Cigno Nero?
questo costituisce il nostro impianto ipotetico-deduttivo che destruttureremo all’interno di questo breve saggio al fine di delineare guide operative di azione avallate dalla ricerca scientifica e dall’attività esperita da ArchitettoClub in sede di business mentoring per i colleghi architetti e ingegneri, oltreché per una specifica classe di imprenditori che lavorano ogni giorno per creare un impatto di natura straordinaria nelle loro attività – e soprattutto per la loro vita – delineando un orizzonte di significazione alle loro visioni.
prima di entrare in questa porzione dell’articolo volta a comprendere come creare il proprio Evento Cigno Nero – e se sia alla portata delle soggettività più intraprendenti – riconosciamo dapprima la struttura base, ovvero, la linea che individua in un ipotetico punto B, ciò che grevemente viene definito l’“obiettivo”, a cui si oppone un punto A, il nostro attuale status quo, il momento di origine da cui dobbiamo partire per produrre il nostro cambiamento.
conditio sine qua non: elezione dello sguardo
supposto di aver predeterminato chiaramente il punto B – perchè è di pre-determinazione che si tratta – ovvero di aver eletto precedentemente un oggetto a “bersaglio” promosso dal mio desiderio di raggiungimento e che, in questa mia elezione dello scopo, c’è una mia scelta di assunzione di una finalità, ovvero sotteso allo scopo c’è una mia libera scelta, allora perchè:
se è sufficiente l’attività di pro-gettare – prōjēcēre, proprio di gettare avanti, in questo caso, gettiamo una visione anelata a cui siamo aristotelicamente attratti e non spinti e verso la quale esprimiamo una nostra deliberazione di movimento – taluni riescono in questo raggiungimento mentre altri restano impantanati?
piena consapevolezza o avvertenza dell’intelletto e deliberato consenso della volontà non sono sufficienti? più grossolanamente: volere non è dunque potere?
generalmente quando affrontiamo momenti particolarmente sfidanti nel nostro percorso da A a B, supposta la volontà di potenza nietzschiana di oltrepassarli, siamo avvezzi a cercare strade alternative al fine di conseguire, in un qualche modo, esperendo per successive prove e errori, il nostro obiettivo. ma è una tecnica corretta?

identifica l’ostacolo non il metodo
in “L’uomo nell’era della tecnica”, Arnold Gehlen definisce l’uomo un mängelwesen, ovvero una “natura mancante”, sprovvista dell’apparato biologico per vivere all’interno del mondo della specie. al fine di oltrepassare questo connotato, individua nella natura la sorgente di cui servirsi per produrre i mezzi tecnici di sopravvivenza. così, in chiave esemplificativa, a fronte dell’impossibilità di raggiungere un frutto sopra un albero, ricava dalla natura l’elemento che estenda la portata del suo braccio, potenziandone l’organo, ovvero a fronte di un ostacolo identificato individua in natura il mezzo tecnico di potenziamento dell’organo mancante, esperendo i metodi per le azioni riuscite.
l’antropologia moderna ha dimostrato che, mancando di organi ed istinti specializzati, l’uomo non è conformato per un ambiente naturale, peculiare della sua specie, e di conseguenza non ha altra risorsa che trasformare con la sua intelligenza qualsivoglia stato di cose da lui incontrato nella natura. Povero di apparato sensoriale, privo di armi, nudo, embrionale in tutto il suo habitus, malsicuro nei suoi istinti, egli è l’essere che dipende esistenzialmente dall’azione.
nel mondo sensibile, eleggiamo un oggetto a desiderio – esempio: il frutto sull’albero – identifichiamo gli ostacoli che ci impediscono di goderne – esempio: l’eccessiva distanza dalla massima estensione del nostro braccio – e, infine, produciamo i mezzi tecnici che ci consentano di acquisirlo.
all’interno della nostra intessitura neuronale, invece, viene riprodotto uno scenario diverso. al momento di perseguire un obiettivo, costretti nelle astrazioni dei nostri raggiungimenti, siano inclini a sottacere o minimizzare elementi oppositivi in forma di ostacoli producendoci direttamente nei mezzi tecnici che, per prove ed errori, esperiscano l’efficacia dello strumento adottato asservito allo scopo. qualora il mezzo non si valorizzasse per il suo funzionamento, passeremo nuovamente ad un nuovo strumento tecnico che possa esprimersi per una maggiore efficienza e così continuando sino ad un quando, estenuati dalle numerose prove precedenti, assumeremo una conformazione di inadeguatezza all’obiettivo prefissato. non sappiamo come conseguirlo. è realmente così?
se all’interno di un percorso da A a B abbiamo esperito questi stati emotivi, ovvero non siamo riusciti a raggiungere B, è perché tra A e B, evidentemente, è posto un ostacolo che non è stato propriamente identificato oppure, in casi piuttosto frequenti, è stato minimizzato, se non deliberatamente ignorato.
tipologie di ostacoli
adduco che un tale errore è presuntivamente associabile all’astrazione dei nostri obiettivi, ovvero allo sforzo cognitivo di tracciare un percorso reale verso un punto B immaginato. ben diversamente ci sfaccenderemo se fossimo chiamati ad esperire nel mondo sensibile una tale sfida.
a tale fine, prodursi nella progettazione visiva dell’obiettivo per mezzo di schemi grafici, flow chart o mappe mentali è certamente un esercizio di stile che aiuta a visualizzare l’immaginato e ridurre le distanze dall’obiettivo, destrutturando successivamente il processo in forma di “obiettivi” e “risultati chiave”, propri di una corretta analisi OKR. ma non siamo così avanzati in questo momento. adesso ci troviamo in un punto indeterminato tra A e B e non riusciamo più a proseguire. cosa ci impedisce di proseguire?
generalmente la tipologia di ostacoli che incontriamo sono associabili a tre distinte strutture categoriali: ostacoli esterni, ostacoli interni ed, infine, ostacoli derivanti da eventi di natura eccezionale.
prescindendo da quest’ultimi per la intrinseca eccezionalità ed imprevedibilità dell’evento – proprio di un Evento Cigno Nero di cui parleremo a breve – in condizioni ordinarie, gli ostacoli esterni costituiscono persone, relazioni e legami appartenenti al nostro ecosistema che in forma inconsapevole o, al contrario, talvolta deliberatamente manipolativa, rallentano, si frappongono od ostruiscono al conseguimento di un nostro predeterminato obiettivo. al contrario, gli ostacoli interni si riferiscono alla nostra soggettività, alla nostra dimensione metacognitiva, ovvero a ciò che riteniamo possibile o impossibile da raggiugere.
approfondire in forma introspettiva l’individuazione di quale tipologia di ostacolo, se interna od esterna, agisca a deperimento del nostro obiettivo è generalmente la prima indagine da porsi sul tavolo in fase di progettazione dell’obiettivo.
talvolta, può essere una frequentazione professionale, una relazione famigliare, un ciclo di abitudini che noi stessi reiteriamo in un ambiente oppositivo alle nostre realizzazioni. altre volte, gradazioni di tossicità sono confinate direttamente all’interno della nostra mente e il principale ostacolo di noi stessi, troppe volte, siamo proprio noi.
individuare l’ostacolo o gli ostacoli che si presenteranno – perché si presenteranno! – lungo il nostro percorso è un atto progettuale preventivo prima di analizzare, secondo la ragione calcolante, i mezzi tecnici da adoperarsi ai fini del conseguimento dell’obiettivo.
è vero! come sosteneva Randy Pausch “ogni ostacolo, ogni muro di mattoni, è lì per un motivo preciso. Non è lì per escluderci da qualcosa” ma, al contempo, diversamente da quanto asseriva, non sempre tale ostacolo “è lì per offrirci la possibilità di dimostrare in che misura ci teniamo.” Non sempre “i muri di mattoni sono lì per fermare le persone che non hanno abbastanza voglia di superarlo.” gli ostacoli, una volta individuati sono meramente intralci al nostro cammino e, prima di declinare in una condizione di estenuazione per prolungata inedia emotiva, debbono rimuoversi il più velocemente possibile.
annota questo passo: individua cosa Ti ostacola e rimuovi l’ostacolo prima che sia lui a rimuovere Te.
e qui entriamo in un decisivo terzo passo.
incrementale o trans-formativo?
che cosa cerchiamo esattamente nel punto B? che tipo di traguardo rappresenta per noi? il nostro “tendere verso” è orientato al mondo del possibile o dell’impossibile? dell’ordinario o dello straordinario?
seppur il nostro pro-gettare abbia definito una struttura ordinata delle azioni da esperirsi che contemperi al suo interno, in forma predittiva, gli ostacoli da rimuoversi lungo il percorso di avvicinamento a B, resta da porsi in esame il nostro modello di pensiero, il costrutto cognitivo dei dettati ipnotici che esercitiamo in forma iterativa ogni giorno come forma di rassicurazione alla nostra identità.
se il nostro ottenimento mira ad un risultato ordinario, anche se pur altamente qualificato, presuntivamente tenderà a incrementare qualcosa di già esistente all’interno del nostro ecosistema. al contrario, se l’elezione del nostro obiettivo promuove un risultato trans-formativo che abbia un impatto stra-ordinario – dunque che ecceda dall’ordinario – dobbiamo porre in riesame i nostri modelli di pensiero consolidati esercitandoci nell’azione di eseguire un salto di paradigma. come è possibile farlo?
Peter Thiel nel suo più noto “Zero to One” scriverebbe:
Ovviamente è più facile copiare un modello che realizzare qualcosa di nuovo. Fare quello che sappiamo già fare porta il mondo da 1 a n, un cambiamento incrementale che aggiunge un po’ di qualcosa che ci è familiare. Per costruire il futuro occorre invece un cambiamento verticale, trasformativo: bisogna andare da 0 a 1. L’atto della creazione è unico, così come il momento in cui essa avviene, e il risultato è qualcosa di originale e inusuale, che va perseguito a tutti i costi, perché chi non lo farà è destinato a scomparire.
“originale” ed “inusuale” costituiscono una associazione di aggettivi che – compartecipando nella significazione del nostro argomentare con “ciò che non ha somiglianza con altre opere analoghe”, unitamente al carattere ontologico del “non usuale, insolito”, ovvero di ciò che uscendo dal suo usuale nascondimento manifesta la sua originale struttura veritativa immanente – ci portano in avvicinamento all’argomento centrale di questo saggio operativo.
mediamente quando operiamo all’interno di un contesto progettuale e/o creativo istituente in B il nostro senso di scopo, operiamo secondo ciò che sappiamo di sapere o crediamo di sapere, posizione avvalorata dal passato delle azioni riuscite, dunque, esperite personalmente o da autorità vicarie che possono essere assunte come modello di riferimento.
ma supposto che il nostro “tendere verso” voglia accedere ad una dimensione della stra-ordinarietà – a ciò che i nostri persuasori negativi e/o i vampiri emotivi, per attenerci ad Albert Bernstein, etichetterebbero come “impossibile” – in che modo accedo a questo au-delà, a questa “dimensione altra” di eccezionalità?
verso il cigno nero
prendiamolo per il collo! definiamo Cigno Nero un evento caratterizzato da un elevato impatto che non rientra nelle ordinarie aspettative raziocinate nella realtà empirica. è dunque un evento inaspettato che dirompe violentemente nella struttura rassicurante del nostro conosciuto, al contempo, è altresì imprevedibile e come tale, verrà definito “raro”, sfuggendo dall’abituale prevedibilità degli eventi – sempreché gli uomini siano stati mai biologicamente predisposti per attività predittive.
per tali ragioni, questa tipologia di evento assume generalmente una connotazione negativa – e chissà se l’esploratore Willem de Vlamingh che nel 1697 avvistò nel continente australiano il primo cigno nero avrebbe convenuto in questa declinazione di significato.
in termini più edibili, al fine di ricondurci ad avvenimenti recenti esperiti personalmente, sono identificabili come Eventi Cigno Nero la pandemia di SARS-CoV-2, la crisi finanziaria del 2007-2008 o, ancora, l’attacco terroristico dell’11 settembre.
il verificarsi di questi eventi dischiude un apparato emotivo di significanti che, affacciandoci verso la dimensione dell’incertezza, quindi contrastando la sopravvalutazione operata sul grado di ordine della realtà, forza un’analisi retrospettiva inducendo la domanda: avremmo potuto anticipatamente prevederli?
la terza caratteristica degli Eventi Cigno Nero, dopo essersi verificati, è proprio questa: la prevedibilità retrospettiva – ma non prospettiva! volgendo lo sguardo indietro la risposta è “sì! potevamo prevederli!” ma eleggendo al futuro, in una dimensione antecedente alla manifestazione dell’evento, l’atto del guardare non avrebbe disvelato scenari predittivi. l’evento diventa intelligìbile solo a posteriori con un “senno del poi”, asseverato da una catena rassicurante di nessi di causalità per mezzo dei quali incaselliamo la realtà ricusando l’indeterminazione.
un Evento Cigno Nero si realizza quando il divario tra ciò che sappiamo e ciò che crediamo di sapere – ovvero “ciò che non sappiamo di non sapere” – diventa ampio, dunque, maggiore è questa distanza, superiore è la probabilità del suo manifestarsi.
per rendere più accessibile questo concetto, è mio agio servirmi in sede pubblica dell’aneddoto dell’ombrellone sulla spiaggia. lo so, sono un romantico.
supponendo di incontrare una perturbazione, in condizioni ordinarie, siamo certi che il nostro ombrellone di diametro ab saprà proteggerci da un eventuale acquazzone. al verificarsi di questo evento, invece, scopriremo inaspettatamente, e con riprovazione, che solamente la porzione di diametro a’b’ ci manterrà asciutti dalla pioggia (area 1), mentre sotto le aree appartenenti alla corona circolare (area 2) esperiremo l’anticonoscenza di non restare asciutti, situazione di cui eravamo invece pienamente consapevoli se ci fossimo trovati fuori dall’ombrellone (area 3). in questa occasione sapevamo che non saremmo rimasti asciutti in caso di pioggia.

in tali termini:
- l’area 1 rappresenta “ciò che sappiamo di sapere” (so che resterò asciutto) unitamente a “ciò che non sappiamo di sapere” – quest’ultimo si riferisce al concetto di “unthought”, il pensato mai pensato, ovvero ciò che più propriamente Katherine Hayles definisce “nonconscious cognitive processes”.
- l’area 3 rappresenta “ciò che sappiamo di non sapere” (so che non resterò asciutto);
- l’area 2, invece, rappresenta “ciò che non sapevamo di non sapere” (non so che non resterò asciutto), ovvero ciò che pensavamo di sapere ma, alla fine, non sapevamo.

contrariamente da ogni sperimentazione sistematica, pianificazione, prevenzione o predizione, la realtà esperienziale disvela una frattura, un evento inaspettato che controverte le nostre certezze, mette a soqquadro l’impianto cognitivo di ciò che ritenevamo impossibile, supportati da una struttura del sapere che iterava l’eterna ripetizione dell’uguale, di ciò che era predicibile. al contempo, mentre di fronte a “ciò che sappiamo di non sapere” accettiamo la nostra assoluta indeterminazione, dinnanzi alla manifestazione di eventi che non sapevamo di non sapere, al contrario, reagiamo disorientati: tanto più l’impatto è elevato, maggiore è la frattura nelle nostre convinzioni. siamo sbigottiti! siamo dinnanzi ad un Evento Cigno Nero.
subentra adesso una fascinazione, un curiosità seducente: è possibile riformulare questa struttura di evento imprevedibile per generare, al contrario, un elevato impatto positivo? esiste il “Cigno Nero Positivo”?
accedere alla dimensione dello sconosciuto
nei termini di quest’ultimo paragrafo, abbiamo esposto gli “Eventi Cigno Nero” – con le maiuscole per qualificare un tono di serietà – mantenendoci aderenti e, in minima parte, estendendo quanto Nassim Nicholas Taleb sostiene in paternità dell’argomento – di cui personalmente ringrazio perché mi ha consentito di operare una profonda rivalutazione della mia conoscenza.
se un Evento Cigno Nero, disvela il suo potere veritativo nella piega determinante la zona di confine tra conoscenza e anticonoscenza, e se maggiore è il divario tra “ciò sappiamo di sapere” e “ciò che crediamo di sapere” superiore sarà dunque la probabilità del manifestarsi dell’evento, allora la zona di azione del nostro pensiero dovrà ingaggiarsi in questa parentesi dell’arroganza epistemica, ovvero in “ciò che non sappiamo di non sapere”, l’orizzonte aperto all’imprevedibilità degli eventi e a quella dimensione altra del nostro guardare che elegge lo sconosciuto come ambito di ricerca del valore innovativo. perché è esattamente in questo ambito che realizziamo un salto di paradigma. sia che il nostro guardare promuova una nuova condizione professionale come prospettiva desiderante, sia che, invece, il nostro guardare elegga come scopo la rinnovata intimità esperienziale di una relazione.
per accedere ad una dimensione altra, nel percorso che punta verso una dimensione dell’impossibile, dobbiamo far esercizio nell’ambito dell’anticonoscenza smontando dapprima i costrutti mentali preesistenti che determinano la struttura dei nostri pregiudizi. diversamente itereremo ciò che è già presente agendo nell’ambito del possibile.
eventi cigno nero positivo vs cigno nero negativo
tuttavia, nell’ordine di produrci nella creazione di un Evento Cigno Nero Positivo, è necessario dapprima determinarne la differenza con gli Eventi Cigno Nero Negativo. seppure entrambi accordino come elementi di mutualità la rarità, l’impatto e l’imprevedibilità, la discordante principale è costituita dalla variabile “tempo” e dalla tipologia di azione.
mentre gli eventi di tipo negativo esprimono un elevato impatto distruttivo in una cornice di tempo ridotta (superiore a poche ore), gli eventi di tipo positivo manifestano un elevato impatto trasformativo in una cornice di tempo estesa (superiore al decennio). dopotutto, com’è noto, distruggere è assai più semplice che costruire.
è sufficiente riflettere sugli effetti delle scoperte scientifiche o dei progressi avvenuti in ambito delle tecnologie. pensiamo ad esempio alla scoperta della penicillina (1928), l’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg (XV secolo), o ancora l’invenzione del World Wide Web (1989). e che dire dell’invenzione del telefono (1876) o dell’aeroplano (1903) o ancora dell’automobile (a partire dal 1769)?
naturalmente questi non debbono costituirsi come termini comparabili. un Evento Cigno Nero Positivo può avere un effetto trascurabile per il pluriverso ma estremamente elevato all’interno dell’ambiente che volete trasformare. l’estensione del suo impatto è in funzione dell’ampiezza della nostra visione.
mindset per generare un cigno nero positivo
seppur lo studio dell’antropologia abbia documentato l’interesse dell’uomo a stabilizzare la ciclicità degli eventi di natura combattendone le irregolarità o casi di eccezionalità, anche facendo uso delle arti magiche, la dimensione dell’incertezza che regola lo spessore del nostro vissuto esperienziale apre dinnanzi a noi scenari che possono consentirci di esercitare all’interno del nostro ecosistema privato o personale un salto di paradigma producendo un Cigno Nero Positivo.
in quest’ultima sezione, vorrei produrmi nella definizione degli elementi fondativi ovvero definire operativamente i termini del nostro agire, i processi cognitivi da azionarsi per produrre la portata di un Evento Cigno Nero di tipo positivo.
in altra sede, dettaglierò invece gli aspetti strategici, ovvero il protocollo operativo denominato Black Swan Strategy, da applicarsi nel settore dell’imprenditoria o del business professionale finalizzando, in questi ambiti, la deliberazione volontaristica di creare un’attività che presenti elevato impatto, imprevedibilità e, infine, retrospettiva analitica.
essendo quest’ultimo un argomento avanzato, procediamo dapprima col modellare il nostro atteggiamento mentale, poiché in assenza di questo passaggio ci esporremmo all’accidentalità delle azioni incrementando ulteriormente il grado di entropia statistica. il nostro è, al contrario, un deliberato atto progettuale. essendo un Evento Cigno Nero analizzabile retrospettivamente, ma non prospetticamente, possiamo individuare le seguenti ricorrenze nella creazione di un evento di tipo positivo:
1) verifica epistemologica del sapere
poiché un Evento Cigno Nero si manifesta in quell’area dell’anticonoscenza, in particolare in quella lente che identifica “ciò che non sappiamo di non sapere”, al fine di produrre un progetto Cigno Nero, è necessario identificare in un predeterminato ambito di osservazione, non solamente ciò che noi crediamo di sapere ma anche ciò che gli altri credono di sapere, specificando con la generalizzazione “altri” i soggetti appartenenti alle nostre partnership o, di converso, ai nostri competitor – supposto che agiamo in un contesto concorrenziale e non in un ambito di mercato ancora incontestato. quali sono le cose che non sappiamo di non sapere? quali sono i lati che riteniamo coperti ma un’ulteriore analisi potrebbe disvelarne l’intrinseca labilità? la dimensione del nostro conosciuto è assoggettata alla dialettica eristica, alla persuasione indotta dalla fascinazione della parola di soggettività autorevoli o seducenti oppure dalla sua struttura epistemologica che rifugge le opinioni e le credenze e ciò che si tiene su da sé – da epistéme ovvero epi = su + histamai = stare, porre, stabilire – è per mezzo della struttura logica del sapere?
2) osservazione out of the box
valutando che un evento Cigno Nero si caratterizza per la sua imprevedibilità, dunque non si manifesta secondo logiche ricorsive, è necessario prestare il nostro pensiero ad un approccio che smargini i confini del pensare secondo i dettami convenzionali.
all’interno di quest’ambito possiamo affidarci con fiducia al “pensiero laterale” di Edward de Bono che incoraggia ad osservare i fenomeni da diverse angolazioni introducendo variabili al nostro pensare causale. ciò ci consente di adottare strategie creative per trovare soluzioni non convenzionali a problemi complessi.
serviamoci ad esempio di un diagramma flow chart per analizzare ad ogni passo la struttura di pensiero che ci ha condotto ad una determinata soluzione. sottoponiamo ognuno di questi passi ad almeno un’alternativa muovendo la domanda: “e se (agissi in quest’altro modo)?”. ancora: in che modo, varierebbe questa soluzione se valutassimo, ulteriormente, un diverso scenario ambientale o temporale?
la finalità è di procedere ad ogni passo con una riconfigurazione della lettura, cambiando punto di osservazione, elaborando soluzioni o idee anche in un ambiente completamente immaginario o sotto condizioni modificate.
come ulteriore alternativa, possiamo servirci della anche tecnica dei “sei cappelli” (Six Thinking Hats), sempre di Edward de Bono, dove ogni cappello ha un colore differente e rappresenta una modalità specifica di pensiero ovvero:
- cappello bianco (fatti): “cosa sappiamo con certezza?”;
- cappello rosso (emozioni): “come ci sentiamo riguardo a questo (ambito di analisi)?”;
- cappello nero (giudizio): “quali sono i rischi associati?”;
- cappello giallo (ottimismo): “quali sono i vantaggi e come possiamo sfruttarli?”.
- cappello verde (creatività): “quali nuove idee possiamo generare?”.
- cappello blu (gestione): “qual è il prossimo passo?”.
infine, tra i metodi che hanno restituito interessanti scenari, cito ancora il metodo S.C.A.M.P.E.R. utilizzato per esaminare un prodotto, un servizio o un processo esistente in modi innovativi e non convenzionali, formulando le domande per ognuna lettera costituente l’acronimo ovvero: “Sostituire”, “Combinare” “Adattare”, “Modificare”, “Puntare ad altri usi”, “Eliminare”, “Riorganizzare”.
avremo agio di adottare uno o più dei predetti metodi, esplorando l’utilizzo di ulteriori procedimenti non espressamente citati, in riferimento al nostro ambito di analisi e alle condizioni strutturali che determinano il contesto. ciononostante, all’interno del presente punto, è preponderante l’acquisizione dell’approccio di osservazione rispetto alla sperimentazione del metodo.
3) sospensione del giudizio
nell’ordine di produrci nella generazione di un Evento Cigno Nero Positivo, dobbiamo sospendere l’attività cognitiva di conseguire giudizi affrettati. quest’ultimo si rivela un compito tutt’altro che agevole essendo la nostra mente esposta al “bias di conferma”, ovvero una distorsione cognitiva che induce le nostre soggettività a cercare, interpretare e ricordare le informazioni in modo da confermare le proprie convinzioni o ipotesi preesistenti. in definitiva, tendiamo a prestare maggior peso e credibilità alle prove che supportano le nostre idee, ignorando o sminuendo quelle che le contraddicono.
esporsi attivamente a fonti e opinioni diverse, mettendo criticamente in discussione le proprie idee e cercando di valutare le informazioni nel modo più obiettivo possibile, può certamente essere di aiuto. ma non aspettatevi miracoli! è un approccio mentale che, anch’esso, deve sottoporsi ad allenamento e pratica costante. sempreché desideriate creare il vostro Cigno Nero.
4) stimolarsi all’empirismo scettico
dobbiamo rimodellare la struttura del nostro pensiero individuale, sottoporre tali processi a critica e, in concomitanza con una verifica epistemologica del sapere, di cui abbiamo parlato al punto 1), stimolarsi all’empirismo scettico può determinare una riformulazione dei nostri paradigmi.
com’è noto l’empirismo scettico distingue una posizione filosofica che combina elementi dell’empirismo e dello scetticismo. sospendere il giudizio su argomentazioni che trascendono l’esperienza, al fine di concentrarsi su ciò che è empiricamente verificabile – si veda ad esempio ciò che attiene le abduzioni metafisiche e teologiche –ci consente di aprirci a nuovi ambiti di riflessione controvertendo la capacità umana di raggiungere verità assolute e indiscutibili. seppur ogni idea derivi dall’averla esperita direttamente, dobbiamo al contempo distaccarci dai dettati ipnotici di ritenere che un fenomeno si comporterà in futuro nello stesso modo. è ciò che afferisce al problema dell’induzione e di come un solo dato contrario – si prenda per esempio l’avvistamento del primo cigno nero! – sia sufficiente a compromettere il nostro intero sistema di credenze – in questo caso: tutti i cigni sono bianchi!
tale argomentazione coinvolge i processi di inferenza e induzione essendo la mente umana costantemente impegnata a trovare connessioni causali tra gli eventi, finalizzando di spiegare “come” e “perché” le cose accadono per sfuggire, principalmente, all’indeterminazione dell’incertezza.
5) produrre il cambio di paradigma: nutrire l’insoddisfazione della conoscenza
il percorso promuovente la creazione di un Evento Cigno Nero Positivo, deve orientarsi ad un cambio di paradigma, ad una ridefinizione delle regole finora riconosciute e adottate, al fine di generare una forza impattiva di risonanza nell’ambito di azione che abbiamo pre-determinato.
mentre nel punto 1) abbiamo deliberato che l’azione prima deve muoversi nella verifica epistemologica della conoscenza, propria ed altrui – ciò che può ricondursi all’aneddoto del vasaio attribuita a Socrate che, al suo pari, “batteva con le nocche” sulle credenze e le opinioni dei suoi interlocutori per testarne la solidità – successivamente si è incoraggiato ad un pensiero “out of the box” , dunque, fuori dai modelli di accettazione convenzionali, facendo esercizio di sospendere il giudizio preventivo indotto dalla distorsione cognitiva di cercare conferma in ciò che già ci appartiene. dobbiamo dunque rimodellare i nostri modelli di pensiero individuale e farci stimolare da un empirismo scettico che riformuli i dettati rassicuranti che rinnovano (un’improbabile) eterna ripetizione dell’uguale, poiché è sufficiente un solo elemento di dissonanza per controvertere le nostre certezze ed aprirci a ciò a cui siamo continuamente esposti: l’incertezza.
percorrendo questi passi e nutrendo l’insoddisfazione verso la conoscenza, articoleremo una struttura cognitiva abilitata ad osservare laddove nessun altro immagina, producendo un cambio di paradigma: una forza dirompente ed imprevista che ridefinisce completamente le regole del gioco, l’ordinarietà di osservare e leggere la realtà.
saremo come un vento che d’improvviso giunge dal nulla. mentre intorno a noi i modelli di pensiero preconfezionati avranno intorpidito le menti, già assuefatte dai cicli indotti dalle abitudini produttive manipolate dal mondo della tecnica, nel momento in cui costoro diverranno troppo lenti e pesanti per muovere ogni opposizione, noi lentamente usciremo dall’ombra, silenziosamente apriremo la gabbia delle nostre visioni e libereremo il nostro Cigno Nero. maestosa poesia in movimento.
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